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mercoledì 30 aprile 2014

Giovani e Viagra, un nuovo stile di vita per migliorare le prestazioni a letto?

Sono sempre di più i giovani attratti dalle pillole blu perché vorrebbero migliorare le proprie prestazioni in camera da letto. Sull’onda del successo del bestseller erotico “Cinquanta sfumature di grigio”, della popolare serie televisiva “Sex and the City” che ha liberato i costumi sessuali e la facilità con cui è possibile accedere al porno su internet, se molte donne sono diventate più esigenti nell’intimità, altrettanti uomini oggi si sentono più insicuri. Diana Appleyard, giornalista della rivista inglese “The Sun”, li ha intervistati. Il risultato? Per tanti il Viagra è ormai uno stile di vita: non si tratta di curare una disfunzione sessuale, ma di un “aiutino” in più per avere una notte di fuoco.

“Quando mi sono lasciato con la mia fidanzata e ho ricominciare a uscire con altre ragazze, non ho potuto non notare che oggi si aspettano da no
i performance da pornostar”, racconta Mark, 27 anni. Comprare il farmaco su internet è stato facile: “Ho iniziato a prenderla prima di andare a ballare la sera così che potesse fare effetto al ritorno a casa, mai avuto effetti collaterali”. Secondo lui, la pornografia online è responsabile di questo cambio di atteggiamento da parte delle femmine: “Gli uomini guardano i filmini erotici e si aspettano che le donne si comportino come le attrici, ma per tante donne non è diverso. E anche loro si aspettano che il partner continui per ore, orgasmo dopo orgasmo”.

John, invece, ha preso la sua prima pillola all’università: “E’ stato il mio compagno di stanza a consigliarmelo e così l’ho preso una sera, prima di incontrare la mia ragazza”. Ancora prima di venire a sapere dell’assunzione di Viagra, lei si è subito accorta del cambiamento sotto le lenzuola rispetto a prima: “Mi è bastata un’ora – continua il 24enne – perché l’eccitazione esplodesse, ma subito dopo mi sono spaventato quando la mia vista ha cominciato ad appannarsi e mi sono venuti improvvisamente crampi allo stomaco ed emicrania. Così ho giurato a me stesso che non avrei mai più fatto lo stesso errore: non si deve scherzare con un farmaco così potente, soprattutto quando non ce n’è necessità”.

Luke, che ha più o meno la stessa età, ammette di esserne assuefatto. “Ormai l’assunzione di Viagra è diventata parte di me: se faccio l’amore senza prendere la pillola, perdo subito interesse e, di conseguenza, l’erezione”. A 16 ha visto la pubblicità del farmaco su internet e ha deciso di provare: “All’epoca il sesso non durava a lungo e il Viagra mi garantiva una prestazione più lunga – spiega lo studente, oggi 22enne –, ma non ho mai avuto disfunzioni sessuali”. Nel suo caso si tratta di una dipendenza probabilmente più di natura psicologia, sottolinea Appleyard: nonostante Luke abbia cercato anche altri rimedi, afferma di non aver mai trovato nulla meglio della pillola blu che gli garantisce un piacere più intenso. “Credo che il mio corpo si sia abituato per adesso. Io la vedo come una droga innocua, che migliora il mio modo di fare l’amore”.

Anche Tom, infine, è convinto che le donne abbiano oggi molte più aspettative riguardo al sesso rispetto a qualche decennio fa. Nel Viagra ha trovato un’iniezione di fiducia: “Non l’ho fatto perché volevo fare sesso e neanche a causa di una qualche disfunzione – conclude –. Non credo faccia male a chi non ha problemi di erezione, ma certamente non bisogna abusarne”.

mercoledì 23 aprile 2014

"Se il problema è organico, non aspettate ad andare dall'andrologo"

Se un problema fisico ci impedisce di vivere normalmente la nostra sessualità, le conseguenze si riflettono su tutta la nostra vita. A chi rivolgersi in questi casi? Abbiamo chiesto a chi ha vissuto questa situazione di raccontarci la propria esperienza.

Sono otto anni che Matteo combatte con la disfunzione erettile. Una vita normale, fatta di casa e lavoro, qualche uscita con gli amici e tanto sport. A vent’anni però, si rompe qualcosa: “Un giorno io e la mia ragazza ci siamo appartati per avere un rapporto sessuale – racconta –, ma niente, nessuna risposta dal mio pene: è rimasto lì, inerme, insensibile a qualsiasi stimolazione”. Quanto successo è uno choc: “Dopo un po’ di tentativi, anche nei giorni successivi, la relazione finisce. Dal quel momento mi rinchiudo in casa, non riesco a parlarne con nessuno, tantomeno con gli amici. Provo ad andare dall’andrologo, ma la vergogna mi fa abbandonare subito la visita”.

Così nei mesi successivi la libido scende a livelli drastici, nessuna traccia delle erezioni che prima erano la normalità. “Solo dopo diversi anni mi sono convinto a ritornare da un medico – spiega –, perché ho conosciuto una ragazza che mi piace davvero tanto e mi fa stare male l’idea che non concluderò niente quando saremo in intimità. Per il momento lei pensa che sia soltanto una questione di timidezza nel farmi vedere tutto nudo e questo non fa altro che accrescere la mia ansia da prestazione”.

Dagli esami del sangue emerge però una grave carenza di testosterone, che rende Matteo sempre stanco e demotivato. L’ecodoppler dinamico al pene evidenzia poi una fuga venosa, che “devia” il sangue impedendo l’afflusso nei corpi cavernosi necessari per portare l’organo in erezione. “Per curare la mancanza di ormoni ora faccio delle iniezioni intramuscolari due volte alla settimana, accompagnate dall’assunzione di inibitori orali. Anche se ho qualche erezione spontanea in più, non durano e il problema persiste quando mi avvicino all’altro sesso: non provo niente, anche se vengo toccato ovunque. È come se mi mancasse del tutto l’adrenalina”.

“Quello che mi preoccupa è il desiderio sessuale che non c’è più. È tremendo quando provi sentimenti per una persona che ti piace ma non riesci a dimostrarlo anche fisicamente – conclude Matteo –. Sicuramente la mia vergogna di confrontarmi con un medico non ha fatto altro che ritardare una possibile guarigione e aggravare la mia situazione, per questo consiglio a tutti di affrontarla prima possibile”.

mercoledì 16 aprile 2014

"Lo psicoterapeuta mi ha aiutato a superare le mie paure"

Quanto è difficile affrontare prendere coscienza del proprio problema e affrontare le paure più profonde, quando la causa della disfunzione erettile non è fisica? Abbiamo chiesto a chi ha vissuto questa situazione di raccontarci la propria esperienza. 

Per Stefano – che ci ha chiesto di tutelare la sua privacy usando un nome di fantasia – l’impotenza è una parola che lo perseguita da tempo. “Avevo poco più di vent’anni quando mi è capitato la prima volta di fare cilecca con ragazza di turno, ora mi avvicino ai quarant’anni”, racconta. Con il tempo la situazione si è decisamente aggravata: “Anche se ci sono periodi, mesi o addirittura anni, in cui va tutto bene, sono sempre alternati a giorni o settimane in cui mi è impossibile avere un rapporto sessuale soddisfacente – continua –. E alcune volte non riesco a provocare un’erezione neanche masturbandomi”. Il peggio arriva però quando si insinua nella mente la depressione: “La mancanza di desiderio sessuale è devastante, se penso che prima il solo pensiero di una donna nuda prima mi eccitava incredibilmente e ora mi capita di essere praticamente impassibile quando me lo trovo davanti”.

Dopo che gli esami del sangue non hanno riscontrato altre patologie, per il medico si tratta di una questione psicogena: “Ero scettico – spiega Stefano – e mi imbarazzava l’idea di un colloquio con uno psicologo. Anche l’andrologo ha poi confermato che la causa delle mie défaillances è lo stress, invitandomi a rilassarmi invece di prescrivermi cure con pillole tipo il Viagra”.

“Il terrore di allontanarmi sempre di più e perdere la mia compagna mi ha fatto fare il passo successivo: ho preso il coraggio a due mani e mi sono affidato a uno psicoterapeuta”. Il percorso è stato lungo e difficile: “Non posso ancora dire di aver risolto il mio problema completamente, ma di sicuro mi ha aiutato a guardarmi dentro. Parlando, ho scoperto un lato di me che mi era sconosciuto, sono riuscito a risolvere vecchi rancori con me stesso e a comprendere che non devo colpevolizzarmi in quei momenti di debolezza a letto. Avere accanto a sé qualcuno che ci sostenga è fondamentale: non siamo macchine, ma persone”.

mercoledì 9 aprile 2014

Cialis, Viagra e Levitra: la parola a chi li ha usati

Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil. Sono i principi attivi di alcuni dei farmaci più diffusi per la cura delle disfunzioni erettili. Ma come agiscono? Funzionano o no? Abbiamo chiesto a chi li ha usati di raccontarci la sua esperienza. 

Antonio ha quasi 35, corporatura normale, ma leggermente sovrappeso. “Aggiungetevi stress e stanchezza e avrete la ricetta ideale per episodi d’impotenza – ci racconta –. Così mi sono rivolto a una mia ex, con la quale ho mantenuto un buon rapporto, per capire se fosse il caso di prendere qualche “aiutino” in attesa di tornare in piena salute”. Dopo una visita medica, gli sono stati prescritti Cialis e Levitra da assumere alternati e senza sovrapporli.

“Il primo – spiega – è chiamato anche “pillola del week-end” perché dura per circa 36 ore. L’ho provata la prima volta a casa, da solo, per capire come funzionasse e con quali effetti collaterali. Venti minuti dopo averla presa, dopo un po’ di stimolazione, ho subito avuto una poderosa erezione, ma anche alcuni effetti collaterali tra cui naso chiuso, nausea e cattiva digestione. La volta successiva l’ho assunta a stomaco pieno e ha cominciato a fare effetto dopo un’ora e mezza. Niente da fare, invece, in una terza occasione. Se da una parte con il Cialis le erezioni sembrano più naturali, è anche vero – da esperienze personali e commenti di conoscenti – che è il farmaco che dà meno “garanzie” sul risultato”.

“Viagra e Levitra, invece, sono sovrapponibili dal momento che le molecole sono molto simili – continua –. La durata del medicinale è di 4-6 ore e anche l’effetto è più “esplosivo”. Anche se preso a dosaggio minimo, senza aver prima mangiato, bastano appena 30 minuti per avere un’erezione. Anche qui, senti che sta funzionando nel momento in cui ti si chiude il naso, il viso ti diventa rosso per la vasodilatazione e provi un leggerissimo mal di testa. Praticamente non c’è neanche bisogno di stimolare il pene che sembra quasi di marmo. Ho provato questi farmaci tre volte e devo dire che ti danno una sicurezza incredibile”.

Ma sono davvero rimedi necessari? “Tutti diranno di non averne bisogno, ma vi assicuro che la situazione cambia completamente – conclude Antonio –. È davvero difficile avere in modo naturale erezioni così vigorose e lunghe, nonostante la stanchezza. Certo, un certo effetto dopante può portare a un abuso. Bisogna fare sempre attenzione perché così come è facile assumere queste sostanze senza problemi, è anche facile diventarne dipendenti psicologicamente”.

mercoledì 2 aprile 2014

Disfunzione erettile, terapie e prevenzione: parla l'andrologo

Ansia, stress e problemi vascolari non sono però gli unici nemici per chi è affetto da disfunzione erettile. «Sono diversi i fattori di rischio che nuocciono al sesso – spiega il dott. Giovanni Beretta, andrologo e urologo –, a cominciare dal fumo: chi fuma minimo un pacchetto da dieci sigarette al giorno, è bene che smetta o almeno riduca drasticamente il consumo. L’alcol, poi, per quanto aiuti come vasodilatatore se assunto a dosi modeste, diventa invece un pericolo notevole in quantità esagerate. Quando c’è un impegno epatico, infatti, diminuisce il livello di testosterone e, andando oltre, ci si espone con più facilità a danni vascolari che incidono sulla dinamica della risposta sessuale. Attenzione anche ad assumere droghe (in particolare cocaina, che è un potente vaso costrittore) e a tenere sotto controllo l’alimentazione: una dieta equilibrata prevede di limitare le carni rosse, che possono causare un aumento dei trigliceridi e quindi della vischiosità del sangue che fatica a fluire».

Una volta individuato il problema di tipo fisiologico, quali sono le possibili terapie?
 «Quando il disturbo dell’erezione non ha una storia complessa, la via più facile è innanzitutto riequilibrare il sistema con farmaci che compensino la carenza di testosterone. Se emerge uno squilibrio durante la diagnosi, si procede con la somministrazione di quest’ormone attraverso pastiglie o gel. Quando, invece, il problema è a livello di ipotalamo e ipofisi, può essere richiesto un trattamento con gonadotropine, sostanze che stimolano la produzione di testosterone nei testicoli. Si tratta però di situazioni cliniche poco frequenti, così come l’aumento ingiustificato di proattina, che richiede l’assunzione di farmaci particolari o di tenere sotto controllo il fattore scatenante (ad esempio, un tumore). Anche eventuali problemi alla tiroide possono essere risolti con terapie mirate. Nei diabetici, poi, la riduzione degli zuccheri nel sangue molte volte basta a ripristinare la normale risposta sessuale, se la malattia è ancora allo stadio iniziale. Se si considerano, invece, le più frequenti problematiche vascolari, l’evoluzione dei trattamenti è stata davvero notevole nell’arco degli ultimi vent’anni. Si è passato dall’utilizzo di creme e farmaci di tipo vegetale con un modesto effetto dilatatore fino a manovre invasive – oggi altamente sconsigliate – come l’iniezione di prostaglandina E1 direttamente nei corpi cavernosi del pene, tutte procedure successivamente superate dalla messa in commercio negli Anni Novanta del Viagra. È un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5, capace di determinare una vasodilatazione delle cavità e favorire l’afflusso di sangue nell’organo di riproduzione maschile. Una maggior concentrazione del cGMP (guanosin monofosfato ciclico) si traduce in una più intensa vasodilatazione, quindi in un'erezione più vigorosa».

Quanto, invece, è ancora diffuso l’approccio chirurgico? 
«È un argomento piuttosto controverso e discusso, soprattutto per i risultati molto modesti degli interventi di ricostruzione vascolare. Talvolta si ricorre ancora a protesi peniene, ma in generale le terapie orali hanno molto limitato le vecchie strategie chirurgiche, utilizzate solo più quando tutte le altre strade non sono più praticabili, ad esempio nel caso in cui il pene sia ritorto o storto o di gravi cicatrici. Esistono protesi semirigide, formate da due strutture malleabili con un’anima metallica, e gonfiabili, costituite da tubicini, un piccolo serbatoio posizionato un tempo vicino alla vescica e oggi solitamente nei testicoli insieme a una pompetta. Rispetto alla prima soluzione, la seconda ha il vantaggio di un’erezione più fisiologica e naturale». 

Molti uomini, anche senza il consulto medico, cercano di auto-medicarsi con Viagra e medicinali simili. Cosa si rischia ad assumere questi farmaci senza averne davvero bisogno?
«La loro relativa maneggevolezza facilita l’uso anche nei giovani, per migliorare le prestazioni sessuali. Si tratta però di un atteggiamento falsamente ludico. Un farmaco utilizzato in modo inappropriato può portare nuove problematiche vascolari e, specie in chi soffre di problemi cardiaci, potrebbe acuire alcune patologie. La terapia orale rimane comunque quella più praticata rispetto all’impiego di dispositivi esterni».

Nonostante quello della disfunzione erettile sia un problema piuttosto diffuso, in Italia meno del 5 per cento dei giovani sotto i 20 anni ha fatto una visita preventiva dall’andrologo. Quanto è importante la cultura dei controlli regolari?
 «Per anni abbiamo cercato di sensibilizzare la popolazione maschile attraverso l’aiuto dei medici militari, dal momento che la visita di leva era il primo momento in cui i ragazzi si sottoponevano a un check-up. Oggi, non essendo più obbligatorio il servizio militare, i maschi sono più restii a farsi esaminare in condizioni di normalità. Oggi si cerca di prevenire eventuali patologie fin dall’infanzia ed è il pediatra a occuparsi della prima valutazione genitali, in particolare nel caso di ritenzione testicolare, che generalmente si corregge nel corso del secondo anno di vita. Se i testicoli rimangono all’interno dell’addome, si rischiano problemi di fertilità: quattro bambini su 100 soffrono di questa patologia, che si risolve entro un anno in tre casi su 4, grazie a terapie farmacologiche o un piccolo intervento chirurgico. In età adulta possono esserci diversi campanelli d’allarme, ma bisogna anche ricordare che nell’80 per cento dei casi il varicocele è asintomatico».

mercoledì 26 marzo 2014

Disfunzione erettile, le cause e le conseguenze: parla l'andrologo

Sono oltre tre milioni gli italiani che soffrono di disfunzione erettile: si calcola che circa il 10-15 per cento della popolazione maschile abbia avuto almeno una volta nella vita un problema erettivo. Una percentuale che tende ad aumentare con l’età, fino a colpire un uomo su due sopra i 50 anni, fa notare il dott. Giovanni Beretta, andrologo e urologo. «L’erezione è una risposta complessa che richiede innanzitutto una buona funzionalità dell’apparato endocrino di base – e quindi un quadro ormonale bilanciato, con un tasso di testosterone adeguato nel sangue –, in grado di stimolare il desiderio che mette poi in moto la risposta fisica. Ma contano soprattutto i meccanismi idraulici e neurologici dell’organo di riproduzione maschile: una volta trasmesso un impulso “interessato”, a livello di corpi cavernosi (le strutture che vanno in erezione, ndr) è importante che arrivi e si riesca a mantenere il flusso di sangue. Se in condizioni di “riposo” bastano 10-15 millilitri di sangue al minuto, in erezione ne sono necessari 250-300 millilitri, quindi almeno 15 volte la gittata di base».

Quali possono essere le cause che impediscono l’erezione? 
«Fino a qualche anno fa si pensava che in gran parte fossero di natura psicogena, ma è dimostrato che oltre i cinquant’anni il fattore organico raddoppia la sua incidenza. Se scompensi neurologici o ormonali sono più rari (circa il 5 per cento dei casi) e dovuti soprattutto al basso livello di testosterone inibito da un’alta concentrazione di proattina, a meno che non ci siano stati altri traumi o interventi chirurgici importanti, le problematiche sono soprattutto vascolari e circolatorie».

Quali sono le conseguenze?
«La mancanza di erezione è generalmente un sintomo di altre malattie, una sorta di indicatore del malfunzionamento complessivo del nostro organismo. Magari si tratta solo di una problematica psicologica, originata da ansie e paure che possono essere individuate da uno psicoterapeuta. Oggi però preferiamo non sottovalutare le componenti endocrinologiche, neurologiche e vascolari e un’anamnesi più approfondita ci può fornire informazioni cliniche che ci orientino meglio nella scelta di una cura adatta. Solo successivamente si valuta la gravità della situazione da un punto diagnostico attraverso valutazioni ormonali, il dosaggio di proattina e testosterone nel sangue e la monitorizzazione delle erezioni notturne. In caso non bastasse, si può ricorrere a un’ecocolordoppler dell’arteria peniena dinamica, che misura velocità, accelerazione e flusso ematico all’interno dei corpi cavernosi dilatati, iniettando un farmaco vaso-attivo che determina un’erezione artificiale. Si tratta di un esame semplice da eseguire, non invasivo, solitamente il più indicato dagli specialisti. Altre volte, invece, si richiede un esame neurologico, lo studio dei potenziali evocati sacrali: in questo caso, la cute del pene viene stimolata elettronicamente per valutare il tempo che intercorre tra l’impulso indotto e la risposta della muscolatura».

Chi deve prestare maggiore attenzione ai primi campanelli d’allarme? 
«In generale, la disfunzione erettile non deve mai essere minimizzata negli over50, perché potrebbe essere il preludio di una patologia più seria. Senza dubbio però i soggetti più a rischio sono i diabetici affetti da problematiche vascolari e con un alto livello di colesterolo, dal momento che i vasi periferici sono molto sensibili a queste variazioni. Inoltre, è raro ma è anche possibile che l’aumento di proattina sia dovuto all’assunzione di alcuni tipi di farmaci o da un tumore a livello di ipotalamo e ipofisi».

mercoledì 19 marzo 2014

Quando i problemi a letto minano la vita di coppia


La frustrazione di una vita sessuale insoddisfacente non si ripercuote solo sul tono dell’umore e sull’immagine di sé, ma soprattutto sulle relazioni. La complicità dentro e fuori dal letto e l’eccitazione durante l’atto erotico sono “spie” della salute della nostra sessualità, che la psicologa Alessandra Coco descrive come «un crocevia tra il corpo e la mente, tra il passato, il presente e le aspettative del futuro». In questo quadro, il mancato funzionamento del rapporto a due – di cui, sottolineiamo, sono responsabili entrambi i partner – può causare un’impotenza di coppia. Una problematica in aumento, che interessa almeno il 30 per cento delle domande che pervengono negli studi professionali dei sessuologi.

Quali sono i primi sintomi?
«Nell’uomo la mancanza di desiderio può causare una disfunzione erettile o un’eiaculazione precoce. E la perdita dell’erezione il più delle volte porta a una brusca interruzione dell’amplesso e, più in generale, a una diminuzione dei rapporti. Dietro a queste difficoltà spesso potrebbe esserci un’ostilità irrisolta, una passività che impedisce ad ansie e rabbia di sfogarsi in altri modi e si riflette anche nella sfera sessuale. Molti maschi, però, prima di ammettere di avere un problema, cercano di “testare” la propria virilità con altre relazioni, ma tutto ciò non fa che acuire l’ansia da prestazione e la paura del fallimento».

Come vive la partner questa situazione?
«Innanzitutto bisogna dire che tra tutti i miei pazienti non ho mai trovato donne arrabbiate, piuttosto la tendenza naturale femminile ad accudire il prossimo le porta a diventare delle crocerossine. Riconoscono la difficoltà non solo fisica, ma soprattutto emotiva del compagno. Molte mogli e fidanzate, poi, si sentono loro stesse inadeguate e vivono l’impotenza di lui come conseguenza della propria scarsa sessualità e capacità di sedurlo. Tanti uomini – per una questione di orgoglio, per ignoranza o forse perché è più comodo – preferiscono far credere che questa sia la reale motivazione. E, di sicuro, alcune pubblicità di stampo maschilista non fanno che rafforzare questa credenza».  

A cosa mira la terapia in questi casi?
«Non c’è una ricetta perché ognuna è tarata sulla coppia in analisi e dal tipo di relazione profonda che hanno instaurato nel tempo. Tutto, ovviamente, si complica se esiste uno squilibrio dovuto a una maturazione personale diversa, se temiamo il disaccordo dell’altro al punto da assumere un atteggiamento remissivo e passivo o se l’unione ha annullato le due individualità. Sarà lungo, allora, il lavoro con il sessuologo per individuare gli ostacoli che impediscono quella sana complicità, preludio anche del piacere fisico, perché la sessualità è l’unica modalità di relazione assolutamente ludica. Insomma, bisogna capire se lui e lei stanno insieme con un obiettivo comune e se sono in grado di comunicare dentro e fuori dal letto. Anche in questo caso, la pratica più diffusa è quella di assegnare dei compiti a cadenza settimanale o mensile, che insegnano a riavvicinarsi gradualmente al partner. Ma anche a riconoscere dov’è il proprio piacere e come si può aiutare l’altro a raggiungerlo. Certo, è un lavoro di squadra: è necessario che entrambi siano convinti di voler “aggiustare” il rapporto, altrimenti si rischia di creare una frattura ancora più insanabile».

Grazie all’aiuto dei farmaci, oggi gli uomini hanno la possibilità di mantenersi sessualmente attivi fino ad età avanzata. Che effetti ha sulla coppia?
«Molti continuano a mantenere prestazioni soddisfacenti anche senza “aiutini”. In ogni caso, il calo del desiderio in entrambi è fisiologico dopo una certa età e, se uno dei due non ha più voglia, la coppia può andare in crisi. Bisogna poi segnalare che sempre più giovani apprendono il sesso attraverso la pornografia che trovano su Internet e che influisce sulla loro educazione sessuale in modo disastroso: oltre a dare informazioni scorrette – posizioni quasi impossibili dal punto di vista anatomico e donne sottomesse a qualsiasi tipo di pratica –, la componente emozionale è messa in secondo piano. Capita anche, invece, che sempre più coppie, dopo lunghi fidanzamenti, quando vanno a convivere o si sposano, si accorgono di non provare più desiderio. Ne consegue che saranno condizionate le successive fasi – eccitazione, orgasmo e piacere – e non basteranno certo farmaci, lubrificanti artificiali o altri espedienti per migliorare la situazione. Il consiglio è sempre quello di affrontare il problema in modo diretto e parlarne il più onestamente possibile». 

mercoledì 12 marzo 2014

Disfunzione erettile, quanto conta l'aspetto psicologico?


«L’impotenza è di solito definita come la difficoltà – o addirittura l’impossibilità – a mantenere un’erezione adeguata e sufficiente per raggiungere la gratificazione sessuale, ma non è solo una mera questione meccanica». L’aspetto psicologico è tutt’altro che secondario, spiega Alessandra Coco, psicologa e sessuologa. «Si può raggiungere l’orgasmo e comunque considerare la prestazione non all’altezza, a causa dell’eiaculazione precoce o ».
della sensazione di debolezza. Non esiste un metro di valutazione di un problema così intimo, ogni persona attribuisce un livello di gravità diversa a quello che può accadere in camera da letto».

Prima dei cinquant’anni, le cause della disfunzione erettile sono soprattutto di natura psicogena.
«La cosiddetta ansia da prestazione influisce sul corpo dal punto di vista circolatorio: è il nostro meccanismo di difesa dalle emozioni che non vogliamo riconoscere, ma che sono innate e salva-vita. Rabbia e paura ci impediscono di vivere appieno e con serenità d’animo la sessualità, intesa come la ricerca di un piacere condiviso. Spesso l’orgoglio maschile cerca di ignorare queste avvisaglie del corpo e l’uomo cerca, nonostante tutto, di portare avanti l’atto erotico. Fino a quando non intervengono a interromperlo brutalmente l’agitazione e la perdita di controllo delle proprie emozioni. In condizione di normalità, se escludiamo quindi persone affette da problematiche psichiatriche o altre patologie che possono aggravare lo stato fisico, le cause che possono portare a questa situazione possono essere le più diverse. Nella mia carriera ne ho però individuate due in particolare, le difficoltà relazionali e il disagio occupazionale, che unite magari alla paura del giudizio e a un rancore represso, mandano in tilt la mente e, di conseguenza, il corpo».

Come affronta l’uomo questo dramma emotivo?
«Se per alcuni la vergogna impedisce di parlarne apertamente, sono molti di più coloro che, invece, fanno richiesta di un aiuto medico nel momento in cui l’organo maschile non funziona come dovrebbe. All’interno di un percorso di psicoterapia, si va a individuare il motivo alla base della temporanea impotenza, perché l’organismo continua a ribellarsi nonostante l’alto costo pagato per quella sintomatologia. Si scava, quindi, nella memoria alla ricerca di traumi o violenze di qualsiasi tipo – da quelle sessuali al bullismo, dalla paura del giudizio o del confronto all’ansia da prestazione a un certo tipo di educazione – che possono essere stati determinanti sul vissuto al punto da bloccare la sessualità. Di norma, lavorando con un esperto su quell’aspetto, con tanto impegno e un po’ di pazienza il sintomo tende a scomparire progressivamente nel tempo».

E se non basta?
«Altre volte ci si indirizza verso una terapia marcatamente mansionale. Si tratta di un lavoro educazionale, che prevede l’assegnazione di compiti specifici relativi alla sfera della sessualità, come - ad esempio - masturbarsi da soli o in coppia, “maneggiare” il proprio organo di riproduzione o agevolare la penetrazione durante l’atto sessuale. Si chiede ai pazienti di raccontare tutto ciò che avviene durante il rapporto, per analizzare in dettaglio e individuare eventuali barriere, mentali o fisiche, da superare. A seconda che abbiano un partner o meno, cambia ovviamente l’approccio. La ricerca del piacere condiviso deve essere un’esperienza positiva e ludica, ma bisogna essere capaci di giocare e giocare insieme».

Se, invece, la problematica è di natura organica, viene prescritto l’utilizzo di alcuni farmaci. A livello psicologico può creare una dipendenza?
«Assolutamente sì e nel caso di abuso – non per curare davvero l’impotenza ma per incrementare la potenza sessuale – possono creare una disfunzione erettile. Nella maggior parte dei casi che incontro in ospedale, si tratta di giovani sotto i 25 anni, in crisi a causa della “rottura” della sessualità con cui comunicano con il resto del mondo, ai quali viene consigliata una terapia farmacologica. Per qualsiasi trattamento, però, è necessario che ci sia una compliance, un’adesione volontaria, senza di cui la cura non ha efficacia, ma in certe situazione può anche aggravare gli effetti collaterali. Prima di somministrare i vari Viagra o Cialis è necessaria un’attenta valutazione a livello psicogeno e organico da parte di un andrologo. Solo dopo – e con l’approvazione del paziente – si potrà decidere come proseguire». 
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