mercoledì 9 aprile 2014

Cialis, Viagra e Levitra: la parola a chi li ha usati

Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil. Sono i principi attivi di alcuni dei farmaci più diffusi per la cura delle disfunzioni erettili. Ma come agiscono? Funzionano o no? Abbiamo chiesto a chi li ha usati di raccontarci la sua esperienza. 

Antonio ha quasi 35, corporatura normale, ma leggermente sovrappeso. “Aggiungetevi stress e stanchezza e avrete la ricetta ideale per episodi d’impotenza – ci racconta –. Così mi sono rivolto a una mia ex, con la quale ho mantenuto un buon rapporto, per capire se fosse il caso di prendere qualche “aiutino” in attesa di tornare in piena salute”. Dopo una visita medica, gli sono stati prescritti Cialis e Levitra da assumere alternati e senza sovrapporli.

“Il primo – spiega – è chiamato anche “pillola del week-end” perché dura per circa 36 ore. L’ho provata la prima volta a casa, da solo, per capire come funzionasse e con quali effetti collaterali. Venti minuti dopo averla presa, dopo un po’ di stimolazione, ho subito avuto una poderosa erezione, ma anche alcuni effetti collaterali tra cui naso chiuso, nausea e cattiva digestione. La volta successiva l’ho assunta a stomaco pieno e ha cominciato a fare effetto dopo un’ora e mezza. Niente da fare, invece, in una terza occasione. Se da una parte con il Cialis le erezioni sembrano più naturali, è anche vero – da esperienze personali e commenti di conoscenti – che è il farmaco che dà meno “garanzie” sul risultato”.

“Viagra e Levitra, invece, sono sovrapponibili dal momento che le molecole sono molto simili – continua –. La durata del medicinale è di 4-6 ore e anche l’effetto è più “esplosivo”. Anche se preso a dosaggio minimo, senza aver prima mangiato, bastano appena 30 minuti per avere un’erezione. Anche qui, senti che sta funzionando nel momento in cui ti si chiude il naso, il viso ti diventa rosso per la vasodilatazione e provi un leggerissimo mal di testa. Praticamente non c’è neanche bisogno di stimolare il pene che sembra quasi di marmo. Ho provato questi farmaci tre volte e devo dire che ti danno una sicurezza incredibile”.

Ma sono davvero rimedi necessari? “Tutti diranno di non averne bisogno, ma vi assicuro che la situazione cambia completamente – conclude Antonio –. È davvero difficile avere in modo naturale erezioni così vigorose e lunghe, nonostante la stanchezza. Certo, un certo effetto dopante può portare a un abuso. Bisogna fare sempre attenzione perché così come è facile assumere queste sostanze senza problemi, è anche facile diventarne dipendenti psicologicamente”.

martedì 8 aprile 2014

Disfunzione erettile, come parlarne con il proprio medico



Avere difficoltà a raggiungere l'erezione può essere imbarazzante. Per gli uomini si tratta di una cosa molto difficile da ammettere, tanto da avere difficoltà a parlarne anche col proprio medico di base.
Tutto ciò è sbagliato per diversi motivi. Innanzitutto perché i problemi di erezione possono essere un campanello d'allarme precoce di gravi problemi di salute, come malattie cardiache e diabete. La disfunzione erettile, inoltre, può essere causata anche da alcuni farmaci, come quelli per la pressione sanguigna. Non importa quale sia la causa dei vostri problemi di erezione, il vostro medico è sempre una risorsa importante, che può aiutarvi sia con semplici consigli che prescrivendovi farmaci o analisi.
Ecco come superare l'imbarazzo e ottenere tutto l'aiuto di cui avete bisogno.

Riconosci che non sei solo

Statisticamente, non sei il primo uomo a parlare con il proprio medico di problemi di erezione. Secondo le più recenti statistiche mediche, più della metà degli uomini di età compresa tra 40 e 70 anni hanno riscontrato un certo grado di difficoltà erettile. E solo il dieci per cento di loro erano in grado di ottenere o mantenere l'erezione durante il sesso.

Trova il coraggio

Per un sacco di uomini ammettere il problema per la prima volta è il passo più difficile. Scegli un approccio che ti faccia sentire a tuo agio e tranquillo. Quando chiami per fissare un appuntamento, non devi dire: "Ho difficoltà a raggiungere un'erezione". Si può semplicemente dire che si desidera parlare con il medico per un problema di salute sessuale. Se necessario, è possibile usare le stesse parole per introdurre l'argomento una volta che ci si siede con il medico.

Sii onesto

Sii il più aperto e sincero possibile con il tuo medico. Fornire quante più informazioni possibile aiuterà il medico ad aiutarti. Queste alcune delle informazioni che è importante comunicare.


  • Quando hai notato per la prima volta che stavi avendo difficoltà di erezione
  • Se hai problemi anche mentre ti masturbi o solo mentre fai sesso con il partner
  • Quali farmaci stai prendendo
  • Eventuali altri sintomi o problemi di salute che hai notato
  • Se fumi o bevi alcool
  • Come tu e il tuo partner avete affrontato le difficoltà di erezione
  • Se ti senti ansioso o depresso
  • Come giudichi il tuo desiderio sessuale
  • Quali fattori ritieni possano essere la causa del problema


Maggiori informazioni fornirai, migliore e più mirato sarà l'aiuto che il medico potrà offrirti.

Porta un elenco di domande

Poiché parlare di problemi di erezione può essere imbarazzante, si può essere tentati di chiudere la visita il più rapidamente possibile. Per essere sicuri di ottenere tutte le informazioni necessarie e sottoporsi a una visita esaustiva, preparatevi un elenco di domande da fare al medico. Alcuni esempi possono includere:


  • È normale avere difficoltà a raggiungere l'erezione alla mia età?
  • I problemi di erezione potrebbero essere un segno di un problema sottostante?
  • È un problema fisico o psicologico?
  • Devo considerare di vedere uno psicoterapeuta?
  • Un farmaco contro la disfunzione erettile potrebbe aiutarmi ?
  • Se comincio ad assumere un farmaco contro l'impotenza, dovrò usarlo per sempre?
  • Ci sono dei cambiamenti nel mio stile di vita che posso fare per migliorare la qualità delle mie erezioni?
  • Ho bisogno di vedere un urologo o un altro specialista?


Non sottovalutate mai i problemi di erezione. In alcuni casi possono aiutarvi ad individuare rapidamente patologie anche gravi. In tutti i casi, l'intervento di un medico potrebbe portarvi a risolvere più velocemente e in tutta sicurezza i vostri problemi. Ricordate che il "fai da te" in medicina non è mai una buona soluzione e che il vostro medico è comunque e sempre vincolato al silenzio dal segreto professionale.

lunedì 7 aprile 2014

sabato 5 aprile 2014

Disfunzione erettile, parla lei. Antonella, così io e Andrea abbiamo risolto il problema

Quando ci è successo, tre anni fa, avevo conosciuto Andrea da poco, ad una festa, tramite amici comuni. Avevamo trent'anni e ci frequentavamo più o meno da un mesetto: il nostro rapporto era ancora nella fase delle farfalle, della scoperta reciproca, delle risate. Quella, insomma, in cui non ti aspetti che un macigno ti cada dritto in testa.

Una sera, complici una cenetta romantica e qualche bicchiere di vino, decisi di lasciarmi andare, proposi ad Andrea di salire a casa mia e finimmo a letto. Lui era teso, ma non diedi troppo peso alla cosa, pensando fosse solo l'emozione della "prima impressione". Ma l'epilogo della serata non fu proprio quello che mi aspettavo.

Andrea era stato un gentleman, soddisfacendo prima tutti i miei desideri, ma quando è arrivato il momento di avere un rapporto completo mi sono accorta che nel suo corpo qualcosa non stava funzionando. Cercando di metterlo a suo agio ho sfoderato tutte le mie doti più sexy, ma il mio comportamento, disinibito e aggressivo, invece di complicare le cose sembrava peggiorarle.

Finalmente, in preda all'imbarazzo più totale, Andrea mi ha chiesto di fermarci, iniziando a snocciolare tutte le frasi di rito: non mi capita mai, sono stressato, a lavoro è un periodaccio. Io, nel mio intimo, mi stavo già crocifiggendo, per il mio seno troppo piccolo, le mie cosce troppo grosse, il mio, insomma, non piacergli abbastanza. Naturalmente lui era impegnato a sperticarsi in complimenti per me, il che rendeva alle mie orecchie ancora più credibili le mie elucubrazioni, la mia convinzione di non essere abbastanza.

Nel periodo che seguì Andrea evitò l'argomento sesso come fosse un tabù. Continuavamo a vederci e lui diceva di essere preso e di star bene con me, ma poi, a conti fatti, quando non accampava scuse sotto il portone, saliva a casa mia, si dedicava a me e poi fuggiva con le scuse più assurde.

Dopo un mese di tutto questo sono sbottata. Mi pareva di avere a che fare con Dottor Jekyll e Mr. Hyde. L'uomo perfetto fuori casa, un'altra persona in camera da letto. Gli ho detto che non potevamo iniziare il nostro rapporto su un castello di bugie, che avrei fatto di tutto per aiutarlo ma che avremmo dovuto parlare del suo problema. Per tutta risposta mi scaricò sotto casa nel più completo silenzio e sparì per una settimana.

Poi mi ritelefonò e mi chiese di vederci. Mi disse che in quel momento non era in grado di affrontare anche quel problema, che stava uscendo con fatica da una brutta depressione e che ancora era alle prese con terapia e psicofarmaci. Rimasi spiazzata. Gli dissi che avevo bisogno di tempo per pensare.

Su consiglio di un'amica mi rivolsi a un sessuologo. Andrea mi piaceva, tanto, ed ero restia a lasciarlo andare. Il medico mi spiegò che l'impotenza è spesso un effetto collaterale degli psicofarmaci e che, se avessi voluto, lui ci avrebbe ricevuto assieme, per spiegarci come il sesso non si riduca solo al rapporto propriamente detto e per offrirci il suo sostegno in attesa che Andrea terminasse la sua cura.

Ho chiamato Andrea e tra le lacrime l'ho scongiurato di provarci. Abbiamo vissuto un anno e mezzo dapprima duro, poi sempre più semplice, perché avevamo imparato a coccolarci come due ragazzini, raggiungendo una confidenza e una consapevolezza che poche coppie hanno e sentendoci perfettamente realizzati, anche sul piano fisico. Andrea migliorava di mese in mese e alla fine il suo terapeuta decise di sospendere gli psicofarmaci. Pian piano tornarono anche le sue erezioni, e finalmente riuscimmo ad avere anche rapporti completi. Non che ne sentissimo più la schiavizzante necessità per sentirci una coppia, ma ci hanno aiutato ad avere Marta, la nostra splendida bambina di sette mesi.


venerdì 4 aprile 2014

C’è chi la canta…8 canzoni sulle disavventure sessuali...


Ci sono tanti modi per esprimere una difficoltà e anche per condividerla, se la musica è la tua arte le canzoni sono sicuramente il metodo più facile…Una piccola raccolta di brani che raccontano storie di famosi insuccessi..

 1.       Ike Turner, "She Made My Blood Run Cold"

    Il violento offensivo ex marito di Tina Turner negli anni ’50 era in cima alle classifiche di R&B, in
   "She Made My Blood Run Cold" racconta di questa donna i cui baci provocano in lui un violento e immediato calo della temperatura corporea; il cuore si congela e dagli occhi scendono dei ghiaccioli. La donna è talmente potente che anche il medico che cura il protagonista della canzone viene ghiacciato dalla donna.

2.       The Darkness, "Growing On Me"

I The Darkness sono un gruppo hard & heavy britannico che nel giugno del 2003 scrisse "Growing On Me", secondo alcuni la più famosa canzone riguardante le malattie sessualmente trasmissibili , qui l’amore per la protagonista  è tale che vince tutti i “problemi intimi” che la ragazza ha.

3.       Elastica, "Stutter"

Gli uomini hanno tradizionalmente dominato il rock'n'roll con tantissime canzoni che celebrano un incontrastato  machismo sessuale, al contrario la band britpop Elastica, per lo più di sesso femminile, con la sua “Stutter” (balbuzie) esprime quello che le donne pensano  quando un uomo finisce per essere tutto chiacchiere e niente fatti . " C'è qualcosa che ti manca quando sono disteso sulla schiena ? " Frischmann chiede con un sorriso , sovvertendo la struttura di potere della canzone rock tradizionale e gettando indietro gli uomini . Poi arriva il pugnale : "E ' solo che sono molto, troppo per te ? " , anche Mick Jagger avrebbe nascosto sotto le coperte dopo aver sentito ciò.

4.       Art Brut, "Rusted Guns Of Milan"

Il debutto di Art Brut parla di disfunzione erettile : il frontman Eddie Argos si scusa profusamente con la sua partner  "Mi dispiace , mi dispiace / Posso farti una tazza di caffè ? " niente infatti sta succedendo laggiù, è forse  l'alcol la colpa? no” è qualcosa di sbagliato con il mio modo di pensare ", dice cripticamente , il problema potrebbe essere più grave di quanto appaia . Mentre i suoi compagni si armonizzano Argos supplica di lasciare le luci accese , e più importante , "Non dirlo ai tuoi amici ! prometto che non accadrà mai di nuovo ". Ci lascia poi a chiederci cosa sia la fantomatica Pistola Arrugginita di Milano…

5.       Bob Dylan, "Ballad Of A Thin Man"
Negli anni ’60 il pungente ritornello “you know something is happening, but you don't know what it is, do you, Mr. Jones?” divenne una fotografia di quelle masse che non riuscivano a vedere la rivoluzione che stava davanti ai propri occhi. Ma c'è un altro significato nascosto non così  profondamente nelle questioni di identità confuse della canzone , che suggerisce una confusione molto più personale : Mr. Jones è disgustato dal suo essere omosessuale quindi Bob Dylan riempie la canzone con simbologia fallica palese e metafore per il sesso orale maschile.

6.       PJ Harvey, "Rub 'Til It Bleeds"

Nelle sue canzoni d'amore , Polly Jean Harvey spesso suona come una donna  che cerca disperatamente di redimersi. Quando canta ,  “sweet babe, let me stroke it / Take, I'm giving,”o “Rest your head on me” però la sua intonazione sospirante suggerisce che  le sue idee siano più esplicite. La suspense diventa sempre più pesante quando Polly  guida la canzone attraverso la ripetizione” I'll rub it until it, I'll rub it until it…”…( lo strofinerò fino a che….)

7.       Ice-T, "The Girl Tried To Kill Me"

Qui l'eroe viene portato a letto da una donna che sfodera  un ricco armamentario sado- maso : lattice , pelle , fruste e punte , per non parlare di alcuni " vibratori oversize " che T precisa siano per il piacere di lei non certo per il suo!Lui incredibilmente riesce a mantenere la sua capacità di resistenza , fino a quando però si presenta il marito di lei…

8.       Dead Kennedys, "Too Drunk To Fuck"

Quando questo singolo uscì nel 1981 rappresentò un grosso problema  per presentatori radiofonici  poiché il titolo non poteva essere pronunciato in radio...Ma se il  titolo è abbastanza forte i contenuti vanno molto più in là , il frontman Jello Biafra racconta la storia di una serata scatenata tra musica e alcol che però si traduce in  un’imbarazzante performance ( o meglio mancata performance) con la partner sessuale del momento. Lui cade ubriaco giù per le scale ed è visibilmente troppo ubriaco per….

mercoledì 2 aprile 2014

Disfunzione erettile, terapie e prevenzione: parla l'andrologo

Ansia, stress e problemi vascolari non sono però gli unici nemici per chi è affetto da disfunzione erettile. «Sono diversi i fattori di rischio che nuocciono al sesso – spiega il dott. Giovanni Beretta, andrologo e urologo –, a cominciare dal fumo: chi fuma minimo un pacchetto da dieci sigarette al giorno, è bene che smetta o almeno riduca drasticamente il consumo. L’alcol, poi, per quanto aiuti come vasodilatatore se assunto a dosi modeste, diventa invece un pericolo notevole in quantità esagerate. Quando c’è un impegno epatico, infatti, diminuisce il livello di testosterone e, andando oltre, ci si espone con più facilità a danni vascolari che incidono sulla dinamica della risposta sessuale. Attenzione anche ad assumere droghe (in particolare cocaina, che è un potente vaso costrittore) e a tenere sotto controllo l’alimentazione: una dieta equilibrata prevede di limitare le carni rosse, che possono causare un aumento dei trigliceridi e quindi della vischiosità del sangue che fatica a fluire».

Una volta individuato il problema di tipo fisiologico, quali sono le possibili terapie?
 «Quando il disturbo dell’erezione non ha una storia complessa, la via più facile è innanzitutto riequilibrare il sistema con farmaci che compensino la carenza di testosterone. Se emerge uno squilibrio durante la diagnosi, si procede con la somministrazione di quest’ormone attraverso pastiglie o gel. Quando, invece, il problema è a livello di ipotalamo e ipofisi, può essere richiesto un trattamento con gonadotropine, sostanze che stimolano la produzione di testosterone nei testicoli. Si tratta però di situazioni cliniche poco frequenti, così come l’aumento ingiustificato di proattina, che richiede l’assunzione di farmaci particolari o di tenere sotto controllo il fattore scatenante (ad esempio, un tumore). Anche eventuali problemi alla tiroide possono essere risolti con terapie mirate. Nei diabetici, poi, la riduzione degli zuccheri nel sangue molte volte basta a ripristinare la normale risposta sessuale, se la malattia è ancora allo stadio iniziale. Se si considerano, invece, le più frequenti problematiche vascolari, l’evoluzione dei trattamenti è stata davvero notevole nell’arco degli ultimi vent’anni. Si è passato dall’utilizzo di creme e farmaci di tipo vegetale con un modesto effetto dilatatore fino a manovre invasive – oggi altamente sconsigliate – come l’iniezione di prostaglandina E1 direttamente nei corpi cavernosi del pene, tutte procedure successivamente superate dalla messa in commercio negli Anni Novanta del Viagra. È un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5, capace di determinare una vasodilatazione delle cavità e favorire l’afflusso di sangue nell’organo di riproduzione maschile. Una maggior concentrazione del cGMP (guanosin monofosfato ciclico) si traduce in una più intensa vasodilatazione, quindi in un'erezione più vigorosa».

Quanto, invece, è ancora diffuso l’approccio chirurgico? 
«È un argomento piuttosto controverso e discusso, soprattutto per i risultati molto modesti degli interventi di ricostruzione vascolare. Talvolta si ricorre ancora a protesi peniene, ma in generale le terapie orali hanno molto limitato le vecchie strategie chirurgiche, utilizzate solo più quando tutte le altre strade non sono più praticabili, ad esempio nel caso in cui il pene sia ritorto o storto o di gravi cicatrici. Esistono protesi semirigide, formate da due strutture malleabili con un’anima metallica, e gonfiabili, costituite da tubicini, un piccolo serbatoio posizionato un tempo vicino alla vescica e oggi solitamente nei testicoli insieme a una pompetta. Rispetto alla prima soluzione, la seconda ha il vantaggio di un’erezione più fisiologica e naturale». 

Molti uomini, anche senza il consulto medico, cercano di auto-medicarsi con Viagra e medicinali simili. Cosa si rischia ad assumere questi farmaci senza averne davvero bisogno?
«La loro relativa maneggevolezza facilita l’uso anche nei giovani, per migliorare le prestazioni sessuali. Si tratta però di un atteggiamento falsamente ludico. Un farmaco utilizzato in modo inappropriato può portare nuove problematiche vascolari e, specie in chi soffre di problemi cardiaci, potrebbe acuire alcune patologie. La terapia orale rimane comunque quella più praticata rispetto all’impiego di dispositivi esterni».

Nonostante quello della disfunzione erettile sia un problema piuttosto diffuso, in Italia meno del 5 per cento dei giovani sotto i 20 anni ha fatto una visita preventiva dall’andrologo. Quanto è importante la cultura dei controlli regolari?
 «Per anni abbiamo cercato di sensibilizzare la popolazione maschile attraverso l’aiuto dei medici militari, dal momento che la visita di leva era il primo momento in cui i ragazzi si sottoponevano a un check-up. Oggi, non essendo più obbligatorio il servizio militare, i maschi sono più restii a farsi esaminare in condizioni di normalità. Oggi si cerca di prevenire eventuali patologie fin dall’infanzia ed è il pediatra a occuparsi della prima valutazione genitali, in particolare nel caso di ritenzione testicolare, che generalmente si corregge nel corso del secondo anno di vita. Se i testicoli rimangono all’interno dell’addome, si rischiano problemi di fertilità: quattro bambini su 100 soffrono di questa patologia, che si risolve entro un anno in tre casi su 4, grazie a terapie farmacologiche o un piccolo intervento chirurgico. In età adulta possono esserci diversi campanelli d’allarme, ma bisogna anche ricordare che nell’80 per cento dei casi il varicocele è asintomatico».
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